Per queste Olimpiadi invernali i visitatori non saranno accolti solo da neve e ghiaccio (specializzato in profilazione razziale), ma anche da due simpatici ermellini, mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
Cos’è di preciso una mascotte?
Si tratta di una tradizione che ha origine nella Francia di fine Ottocento: il termine si riferisce a un personaggio immaginario che rappresenta una squadra, un marchio o un programma televisivo. Lo scopo originario di queste figure era quello di portare fortuna. Un caso storico italiano si può trovare ne Il Carosello, dal quale sono nati personaggi come Calimero il pulcino nero, Carmencita, Caballero e, infine, Topo Gigio. Un esempio più moderno è il coniglio del Nesquik.
Il caso Milano-Cortina 2026: Tina e Milo
Il mondo sportivo ha una grande familiarità con le mascotte. Soprattutto negli Stati Uniti, ogni città e ogni squadra sportiva possiede un proprio rappresentante portafortuna.
Per quanto riguarda le Olimpiadi, questa tradizione è stata adottata per la prima volta nel 1968, durante le Olimpiadi invernali di Grenoble. Schuss, la stilizzazione di uno sciatore, è stato il primo di una lunga serie di personaggi che hanno accompagnato e accompagneranno le edizioni invernali ed estive dei Giochi Olimpici. Queste mascotte incarnano valori e significati legati al Paese ospitante. Nel caso dell’edizione invernale del 2026 sono stati presentati Milo e Tina.

La creazione e la selezione di una mascotte, soprattutto per eventi di questa portata, sono processi che possono durare anni. Nel caso di Milo e Tina, l’idea è nata all’interno dell’Istituto comprensivo di Taverna ed è stata scelta attraverso un grande sondaggio aperto al pubblico durante il Festival di Sanremo, per poi essere perfezionata da designer e animatori italiani. Un processo simile è stato utilizzato anche per le mascotte delle edizioni precedenti.
Ermellini dal design iconico, protagonisti di campagne pubblicitarie e prodotti di merchandising, rappresentano l’energia vibrante e dinamica del Paese. Milo, un ermellino dal pelo marrone, è la mascotte dei Giochi Paralimpici; Tina, l’ermellino bianco, rappresenta invece i Giochi Olimpici. I loro design presentano caratteristiche particolari: ad esempio, Milo si regge in piedi usando la coda, poiché gli manca una zampa.
Ma perché proprio gli ermellini? La scelta di questi animali non è affatto casuale: una delle loro peculiarità è il fatto che, con l’arrivo dell’inverno, il manto diventa bianco per mimetizzarsi nella neve.
Questa caratteristica è frutto di un adattamento all’ambiente alpino, che costituisce il loro habitat naturale. Gli ermellini non solo rappresentano valori della cultura italiana, ma portano anche l’attenzione su un problema importante: a causa del cambiamento climatico, il loro ambiente naturale sta progressivamente scomparendo.
Ma questo tipo di simbolismo è presente anche nelle altre mascotte?
La dicotomia del Giappone
La prima cosa che mi viene in mente pensando al Giappone sono i personaggi degli anime e dei manga. Non mi sarei mai aspettato un design del genere.

Sukki, Nokki, Lekki e Tsukki, noti come gli Snowlets, sono le mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici di Nagano del 1998. Quelli che a prima vista possono sembrare schizzi di un ubriaco dopo la terza bottiglia di sakè sono in realtà personaggi ricchi di significato. I loro nomi rappresentano i quattro elementi: fuoco (Sukki), aria (Nokki), terra (Lekki) e acqua (Tsukki). Sono quattro anche per simboleggiare il periodo di tempo che intercorre tra un’Olimpiade e la successiva. Durante le mie ricerche ho scoperto che il design è stato commissionato all’agenzia Landor Associates, la stessa che aveva progettato la torcia dei Giochi di Atlanta 1996 e che ha partecipato anche al design della mascotte dei Giochi di Salt Lake City 2002.
Dall’altro lato troviamo Miraitowa, la mascotte ufficiale dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020: un design che comunica armonia, scelto da migliaia di bambini delle scuole elementari giapponesi. Il nome Miraitowa si basa sulla combinazione delle parole giapponesi “mirai”, che significa “futuro”, e “towa”, che significa “eternità ”, e rappresenta l’augurio che i Giochi Olimpici di Tokyo portino a un futuro di eterna speranza nei cuori di tutto il mondo.

Il Giappone non è affatto estraneo al mondo delle mascotte. Esistono numerose pagine online dedicate a raccogliere e diffondere i personaggi più assurdi e simpatici, da Hello Kitty a Kan-Chan (la mascotte a forma di clistere rosa dell’azienda Ichijiku Enemas). Su Instagram è presente la pagina Mondomascots, un archivio fotografico che raccoglie numerose mascotte giapponesi, alcune più conosciute di altre.
Il ruolo delle mascotte nella comunicazione
Le mascotte sono legate a un vasto mondo comunicativo: quello del merchandising. Le mascotte sono personaggi versatili che possono essere adattati in molti contesti. Milo e Tina sono andati oltre al digitale entrando nel nostro mondo diventando protagonisti ufficiali del merchandise ufficiale. Non possono mai mancare spille e magliette ma ogni edizione ha una sua peculiarità . Come nelle edizioni precedenti il comitato olimpico ha deciso di collaborare con marchi legati al territorio ospitante, come con Louis Vuitton a Parigi, qui in Italia invece sono stati coinvolte Trudi e Thun per realizzare peluche e statuette in edizione limitata. Le aziende citate sono state in grado di trasporre i valori dell’artigianato italiano nei loro prodotti.
Le mascotte hanno dietro un vasto lavoro di marketing e comunicazione pensato non solo per rappresentare una squadra, un brand o persino un Paese, ma anche sintetizzarne valori e identità , con l’obiettivo di rendere memorabile l’evento associato al personaggio.



