Tutto ha avuto inizio da una ricerca. Una di quelle ragionevoli, stagionali, destinate a risolvere una piccola incombenza: trovare un regalo di Natale. Il genere di attività che dovrebbe terminare con un acquisto e una casella spuntata. In questo caso, invece, termina con dei denti dentro un orsacchiotto. Seguono altri orsacchiotti, altri denti e, diversi anni più tardi, persone che discutono su internet di come sistemare sugli scaffali una popolazione domestica di creature dalla dentatura discutibile.
Nel dicembre 2010, la britannica Louise McGettrick cerca su eBay un regalo per il marito, appassionato dello Squalo. Procede per associazioni: il film, gli squali, i denti. Compare un sacchetto di denti artificiali per protesi. Lei immagina un’anziana signora che li cuce nei propri orsacchiotti e mostra orgogliosa il risultato, senza accorgersi dello sconcerto altrui. L’immagine la diverte al punto da volerla realizzare. Compra i denti, cuce i primi mostri e li mette su Etsy.
Sul suo sito, McGettrick ricostruisce questa nascita con un’umoristica distanza dalle narrazioni imprenditoriali troppo ordinate. I primi Fuggler sono sei perché sei sono i fogli del pacchetto di feltro più economico. Costano 12,50 sterline l’uno. Nel 2012 lascia il lavoro nella vendita di sanitari per dedicarsi a loro.
Si potrebbe raccontare tutto come una storia di successo. Ma il punto più interessante arriva prima: qualcuno stava cercando una cosa e ha deciso di prendere sul serio quella che aveva trovato lungo la strada. E ora?

Il risultato era pertinente. L’idea, molto meno
Il motore di ricerca non aveva sbagliato. Alla parola “denti” aveva restituito dei denti. Era l’intenzione iniziale a essere rimasta indietro, da qualche parte fra un regalo per il marito e un animale marino. Questa distinzione conta, soprattutto quando parliamo di ricerca. Il fuoripista può nascere da un risultato perfettamente pertinente che diventa strano soltanto nel momento in cui lo osserviamo attraverso un’altra domanda. Che cosa ci fa qui? Chi lo compra? Per usarlo come? Perché questa possibilità mi fa ridere?
Il sacchetto avrebbe potuto rimanere un prodotto fra altri prodotti. McGettrick gli attribuisce una scena, una protagonista e un piccolo pubblico inorridito. Prima di diventare un giocattolo, il Fuggler è già una relazione immaginata tra persone: una che mostra la propria creazione e altre che non sanno bene come reagire.
Per chi lavora con gli small data, è un passaggio familiare. Un dettaglio acquista interesse quando smette di essere soltanto qualcosa da registrare e comincia a produrre domande. Occorre restarci abbastanza a lungo da capire dove portano. La curiosità, in questo caso, aveva persino una consistenza materiale: bisognava comprare il sacchetto, trovare del feltro e vedere che faccia avrebbe fatto l’idea una volta cucita.
Il fuoripista prosegue anche dopo. McGettrick racconta che i suoi Sexy Beasts nacquero da mutande per orsacchiotti ordinate nella misura sbagliata: erano troppo grandi. Disegnò quindi corpi capaci di riempirle. È una soluzione che merita qualche secondo di attenzione. Aveva comprato l’accessorio sbagliato e gli costruì intorno il personaggio giusto. L’errore diventò un vincolo creativo, abbastanza concreto da dare una direzione al lavoro.
Qualcosa di morbido con una bocca eccessivamente credibile
I Fuggler sono peluche mostruosi con denti dall’aspetto umano, occhi spesso spaiati e proporzioni poco collaborative. Il marchio li presenta come Funny Ugly Monsters. Oggi i denti dei prodotti commerciali sono artificiali: il riferimento al corpo umano è un effetto visivo, per quanto convincente. La loro faccia sembra mettere in difficoltà il resto dell’oggetto. Il corpo suggerisce una familiarità immediata: stoffa, imbottitura, qualcosa che si può tenere vicino. La bocca introduce un dettaglio che in quel contesto appare troppo specifico. Un pupazzo può avere zanne gigantesche senza turbarci particolarmente. Due incisivi simili ai nostri, in mezzo al pelo blu, richiedono una piccola rinegoziazione.
È facile descriverli come brutti che piacciono. La formula, però, lascia fuori la parte più interessante: quale bruttezza, per chi, in quale occasione? Un’espressione che a una persona sembra sgradevole può ricordare a un’altra la propria faccia al risveglio. Il riconoscimento può passare attraverso un’aria stanca, un sorriso fuori luogo, due occhi che sembrano avere informazioni diverse sulla stessa situazione.

Il giocattolo che “mia madre avrebbe rifiutato”
Su Reddit, in r/FugglerCollectors, una discussione chiede direttamente perché piacciano questi mostri. Chi apre il thread li trova sgradevoli e vorrebbe capire il punto di vista di chi li colleziona. Fra i commenti, una persona spiega che da bambina sua madre avrebbe detto di no a un giocattolo del genere. Ora può comprarselo e il prezzo relativamente contenuto rende più facile concederselo. Altre risposte parlano di morbidezza, di espressioni imperfette, del piacere di mostrare agli amici qualcosa che li lascia interdetti. Qualcuno li avvicina alla propria passione per Halloween e per l’horror.
Qui convivono almeno tre piaceri: toccare un oggetto gradevole, riconoscersi in una faccia strana e scegliere qualcosa che un tempo sarebbe stato vietato o giudicato male. La nostalgia, quindi, può rivolgersi anche a un’infanzia possibile. Si può desiderare oggi il giocattolo che allora non ci avrebbero lasciato comprare, perfino quando quel preciso giocattolo ancora non esisteva. Il ricordo riguarda il permesso negato. L’acquisto attuale mette in scena una piccola autonomia: questa volta decido io.
In un altro thread, una persona racconta di essersi avvicinata ai Fuggler dopo aver letto la testimonianza di qualcuno che era stato insultato per il proprio aspetto e apprezzava vedere i bambini giocare con creature considerate brutte. È un racconto individuale, che non dimostra alcun effetto educativo dei peluche. Mostra però come una storia possa entrare nell’acquisto di un oggetto e modificarne il significato. Per qualcuno, scegliere quel mostro diventa un modo di rispondere a una vecchia gerarchia estetica. Il prodotto rimane lo stesso. La ragione per portarlo a casa cambia.
Halloween, ma con un posto fisso sul letto
Nel pezzo su Halloween, i costumi per i cani, le patate nel cestino e il turismo delle caramelle osservavamo anche gli adulti che chiedono se sia ancora consentito partecipare al gioco. Alcuni desiderano recuperare un’esperienza mancata. Altri vorrebbero semplicemente bussare alle porte e stare insieme agli altri.
I Fuggler spostano una parte di quella negoziazione dentro casa. La stranezza resta disponibile anche quando la festa è finita. Si può concedere a una creatura minacciosa per finta un posto fra il cuscino e il comodino. Nel caso della patata regalata al posto delle caramelle, la sorpresa nasceva da un oggetto fuori copione. Qui qualcosa di simile avviene nel volto di un peluche: riconosciamo la situazione, poi un dettaglio la rende assurda. È un assurdo abbastanza piccolo da poterlo portare con noi.
Anche il rapporto con il consumo torna a complicarsi. Comprare un mostro può dare una forma accessibile al desiderio di giocare da adulti. Il passaggio successivo dipende da ciò che accade fra una persona, quell’oggetto e tutti quelli che ancora non possiede.

Quando una faccia diventa una classificazione
Scorrere il catalogo ufficiale significa incontrare nomi ricorrenti, varianti, dimensioni e serie. Ci sono Laboratory Misfits, Vacay Vibes, Chaos Crew e collaborazioni con universi narrativi già conosciuti. I personaggi sono descritti attraverso piccoli tratti fisici e comportamentali; perfino le loro emissioni corporee ricevono una classificazione scherzosa.
Il collezionismo comprende anche un’educazione dello sguardo. Si acquisisce un vocabolario, si ricordano dettagli, si riconosce qualcosa che una persona estranea alla comunità probabilmente ignorerebbe. Una cucitura, un tessuto o un paio di mutande diventano informazioni. La competenza aggiunge piacere all’oggetto, perché permette di situarlo dentro un insieme. Le fotografie delle collezioni, da questo punto di vista, funzionano anche come conversazioni. Chi le pubblica mostra delle scelte; chi risponde riconosce, domanda, suggerisce. Un acquisto privato acquista una vita sociale. Persino i doppioni cambiano significato. In una discussione dedicata a chi compra più esemplari uguali, qualcuno distingue fra quello da tenere nella scatola e quello da usare, altri parlano di regali.
Il personaggio che manca occupa molto spazio
Le confezioni a sorpresa di alcune linee introducono un’altra dinamica. L’acquisto riguarda anche l’attesa di scoprire che cosa sia capitato. Quando si cerca un personaggio preciso, ogni nuovo tentativo può produrre un doppione e lasciare intatto il desiderio iniziale. In un aggiornamento della propria collezione, una persona racconta di aver trovato sei hamburger, due tacos, due gelati, un hot dog e una pizza, mentre cerca ancora sushi e ciambella. Un’altra dice di essersi fermata dopo cinque scatole che le hanno restituito soltanto due tipi di personaggio.
La scena è buffa finché immaginiamo la mensola come un piccolo fast food. Poi diventa interessante per un’altra ragione: la collezione rende molto visibile ciò che manca. Gli oggetti già presenti possono finire per fare da cornice a quello ancora assente. Il meccanismo non rende falsi l’affetto o il divertimento. Introduce però un obiettivo diverso dal piacere di stare con un oggetto: completare una serie. E una serie, a differenza di un peluche che ci piace, contiene una misura implicita di quanto siamo lontani dalla fine.
In un thread sullo spazio ormai esaurito, qualcuno racconta di comprare troppo e di non sapere più dove sistemare i nuovi arrivi. Fra le risposte compaiono soluzioni per esporli meglio. È uno scambio comprensibile: si chiede aiuto su un problema pratico e si riceve un consiglio pratico. Ma mostra anche come una comunità possa normalizzare l’espansione della collezione proponendo altro spazio prima ancora di interrogarsi sul suo limite.

Il peluche che vorrei esiste, ma devo cucirlo
L’acquisto, comunque, non esaurisce quello che le persone fanno con questi oggetti.
In una discussione sui cartamodelli, una persona spiega di amare i Fuggler ma di provare disagio nel toccare alcuni tessuti. Vorrebbe realizzarne uno proprio, più grande, da vestire. Chiede dove trovare un modello e, naturalmente, i denti. La domanda riporta quasi al punto di partenza. Esiste un desiderio preciso, esistono materiali disponibili e occorre capire come combinarli. Questa volta il fuoripista serve a modificare un prodotto già conosciuto, perché la versione in commercio non corrisponde del tutto a ciò che si vorrebbe avere fra le mani.
Tra le risposte, una persona considera la possibilità di scucire un peluche per ricavarne il cartamodello. Poi esclude di farlo con il proprio: è l’unico che possiede ed è un regalo dei fratelli. La stessa conversazione contiene quindi un oggetto da studiare, un materiale da trasformare e un legame da preservare. Sono usi che una semplice categoria commerciale descrive male. Anche la parola “collezionista” può diventare troppo stretta: si può acquistare, cucire, regalare, riparare, fotografare, inventare un carattere. Due persone che possiedono lo stesso numero di pupazzi possono avere con loro rapporti molto diversi.
Quando il fuoripista diventa una strada commerciale
La crescita del marchio ha naturalmente una struttura industriale. Spin Master annunciò l’acquisizione dei diritti nel luglio 2018. Addo Play divenne licenziataria nel 2021; il passaggio della licenza dei peluche a ZURU fu annunciato nel 2024. Sono passaggi che permettono di produrre, distribuire e rendere disponibili su vasta scala oggetti nati in un contesto artigianale.
Già nell’intervista del 2018 a Mojo Nation, McGettrick spiegava di aver modificato occhi, bocche e materiali osservando le risposte delle persone sui social. Il pubblico partecipava allo sviluppo delle forme attraverso le proprie reazioni. Oggi quel dialogo avviene anche dentro campagne esplicitamente dedicate all’espressione personale.
Nel 2026, ZURU ha raccontato una propria iniziativa durante la New York Fashion Week: sette look realizzati con la designer Megan O’Cain e ispirati alla linea Baddies. L’azienda indica le personalizzazioni della comunità, fra ciglia, piercing e decorazioni, come una fonte d’ispirazione per la gamma.
È un ulteriore passaggio da osservare: una pratica nata fra gli appassionati diventa un linguaggio commerciale con cui rivolgersi agli appassionati stessi. Il marchio può amplificare ciò che le persone inventano e, insieme, incorporarlo nella prossima cosa che venderà loro. Le collaborazioni con personaggi famosi aprono altre porte d’ingresso. Si può arrivare ai Fuggler perché si amano i Gremlins o SpongeBob. Ma l’espansione deve convivere con gusti diversi: in una discussione sulle collaborazioni desiderate, chi propone nuove idee esprime anche il timore che le uscite in licenza prendano troppo spazio rispetto ai personaggi originali.
Continuare la ricerca, anche dopo l’acquisto
I racconti raccolti suggeriscono più ragioni del successo, che si sostengono a vicenda: una fisionomia riconoscibile, l’umorismo, la possibilità di attribuire un carattere, un prezzo percepito da alcuni come accessibile, le varianti da cercare, le persone con cui parlarne. A ciascuno di questi elementi corrisponde un possibile uso, e a volte una tensione. La sorpresa può produrre una risata o un altro tentativo d’acquisto; la serie può offrire un linguaggio condiviso o trasformarsi in un compito da completare.
Nel nostro pezzo su Halloween di quest’anno tornava la differenza fra il costo degli oggetti e il valore delle relazioni che rendono possibili. Anche qui conviene seguire ciò che succede dopo lo scontrino: quanto a lungo un pupazzo resta con qualcuno, quali storie gli vengono attribuite, quante volte viene regalato, modificato o portato in giro.
La curiosità che ha avviato tutto merita forse di continuare anche da questa parte. Prima di un’altra ricerca per trovare il personaggio mancante, possiamo chiederci che cosa stiamo cercando in quel personaggio. Una faccia che ci somiglia? Una risata? Un ricordo? Il piacere di riconoscere un dettaglio insieme ad altre persone?





