Il mio salvadanaio preferito da bambino era una mela di plastica rossa con gli occhi.
Se ci appoggiavi una moneta, usciva un bruco che se la portava via. Un divertente quanto efficace incentivo a inserire monete, quindi a risparmiare.
Se consideriamo però i salvadanai piĂą diffusi, indubbiamente la fa da protagonista il maialino rosa noto come “piggy bank”. Mi son sempre chiesto, immagino anche voi, perchĂ© tra tutte le forme possibili, proprio un maialino? Pensare poi che è così diffuso da rappresentare metaforicamente il risparmio stesso: lo vediamo nelle pubblicitĂ , nelle icone di app e servizi, in numerose immagini legate alla finanza.Â
Oggi, al di lĂ della forma che può assumere un salvadanaio, abbiamo quasi abbandonato l’idea stessa di conservare monete e banconote in un “contenitore fisico”. La tecnologia ha portato forti cambiamenti nell’ambito della finanza, primo su tutti la “smaterializzazione” del denaro che, nella sua dimensione di bit digitali, non è piĂą un qualcosa di maneggiabile e cumulabile fisicamente. E soprattutto non ti procura quel momento di ripensamento o quella fitta alla stomaco, in gergo “pain of paying”, che provi così chiaramente quando stai per spendere denaro fisico.
Oggi il denaro è una cifra su uno schermo, è impalpabile, è facilmente trasmissibile e spendibile senza alcuna “frizione”, e come vedremo non sempre tutto questo è un bene. Se infatti alle giovani generazioni non mancano le competenze tecnologiche, gli strumenti e la voglia di gestirsi il denaro, questo non basta loro per evitare contraddizioni e rischi a cui sono esposti.

Investono i risparmi chiedendo ESG
Partiamo però dalla buona notizia da cui è nata l’idea per questo articolo: il 99% tra i Gen Z degli investitori a livello globale, dichiara interesse per gli investimenti sostenibili e responsabili. Non sono solo chiacchiere: il 68% di loro ha già destinato oltre il 20% del proprio portafoglio a strumenti con impatto sociale o ambientale (ESG).
I dati provengono dall’edizione 2025 del report “Morgan Stanley’s Sustainable Signals”, ma anche cambiando report e fonti, la notizia trova convalida. Banca d’Italia conferma che l’86% della Gen Z dichiara di essere consapevole dell’impatto climatico delle proprie scelte di investimento e che solo il 35% privilegia esclusivamente il rendimento finanziario; la maggioranza cerca invece un equilibrio tra profitto e impatto sociale. Dunque, non avranno il maialino salvadanaio, ma hanno di certo a cuore il futuro del pianeta.
A proposito, quasi dimenticavo, se siete curiosi sulla domanda iniziale sul perché del “maialino”, posso dirvi che la risposta non è così certa: ci sono varie teorie, si parla di simbolismo, assonanze, o per via del materiale usato. Vi rimando al sempre utile sito de ilPost per scoprirle tutte!
Spendono con attenzione alla sostenibilitĂ
Quando non risparmiano, dove finiscono i soldi della Gen Z?
Qualche indicazione ci arriva dalla ricerca “Gen Z & Health, come cambia il carrello della spesa” (2025) di YouGov. I dati ci confermano che, come nel caso degli investimenti, sono attenti alla qualità e sostenibilità dei prodotti che scelgono accuratamente. Fanno particolarmente attenzione alla loro salute e forma fisica, così come cercano di mantenere anche la salute mentale che sappiamo sentono messa a dura prova da stress, instabilità e crisi.
Altra buona notizia per il pianeta viene da un settore decisivo come il fashion: il 58% della Gen Z dichiara di dare priorità negli acquisti al second hand rispetto al nuovo (Fonte: 2026 Resale Report di ThredUp). Per il pianeta è una bene, indipendentemente da quale sia la motivazione che li spinge. Se si può infatti ipotizzare facilmente la scelta ecologista e il risparmio economico, emerge anche una certa attenzione al prodotto. Considerando che l’attuale produzione dei grandi marchi si è esposta a forti critiche per prodotti di scarsa qualità , rincari eccessivi e poco valore creativo, cercare tra il vintage permette invece di ritrovare qualità , capi iconici e a volte pezzi unici con i quali si possono davvero distinguere.
Diventa quindi importante la consapevolezza, e lo vediamo dal crescente interesse ricevuto da quei creators che online insegnano a leggere le etichette e valutare i materiali, come l’esperta Sara Salerno (@saraheyfoo) e il vulcanico designer Mattia Berveglieri (@mattia_berveglieri). In questa direzione trova un senso anche l’estetica “old money” ispirata all’alta borghesia tradizionale europea e americana: lusso discreto, altissima qualità , stile sobrio e niente loghi, ispirati magari dalla Principessa Diana o dal Mr.Ripley del famoso film.

Finite le buone notizie, ecco pericoli e contraddizioni
Tutto bene quindi? Sì e no.
Perché se da un lato la Gen Z ne esce con il profilo di un consumatore e investitore molto consapevole e tecnologicamente avanzato, dall’altro emerge anche il suo essere stretta tra forti aspirazioni e oggettive limitazioni economiche.
Come avrete immaginato, una delle principali cause di queste spinte sono i social media che veicolano aspettative su stili di vita spesso irraggiungibili. La casa da sogno, le auto sportive, i vestiti firmati, le vacanze di lusso, sono sfondo di innumerevoli post di veri o presunti influencer che flexano la loro ricchezza. I dati non sono rassicuranti: il 71% dei giovani riconosce che l’influencer economy promuove stili di vita poco realistici, ma nonostante questa consapevolezza il 47% ammette di sentire la pressione a conformarsi con gli standard mostrati online, e il 39% dichiara di essersi indebitato proprio per questo motivo (Fonte: European Consumer Payment Report 2025 di Intrum).
Ciò che rende proprio la Gen Z la più esposta alle vulnerabilità finanziarie rispetto a tutte le altre generazioni, citando testualmente il report, è un mix non invidiabile di:
“redditi mediamente più bassi, ingressi tardivi e discontinui nel mercato del lavoro, un costo della vita più elevato rispetto alle generazioni precedenti e una minore capacità di accumulare risparmi strutturati nel tempo.”
Non bastasse, c’è l’ISTAT a ricordarci che in Italia, la povertĂ assoluta colpisce l’11,8% dei giovani tra i 18 e i 34 anni. Inoltre, il tasso di NEET (chi non studia e non lavora) nella fascia 15-29 anni resta elevato segnando un 15,2%.
La contraddizione diventa evidente anche guardando oltreoceano, là dove il sogno americano sembra andato in frantumi. Da un lato, si parla da tempo e ancora oggi di “doomspending”: se non vedo un futuro, perché risparmiare invece di spendere tutto oggi? Dall’altro, c’è chi abbraccia il proposito di risparmiare per scelta, trasformando il non spendere in un gesto ”cool” da esibire sui social, come raccontava già nel 2023 il comico Lukas Battle su TikTok parlando di “loud budgeting”.
Vediamo allora quali sono queste “trappole finanziarie” in cui spesso cadono.
Lo vogliono! A pagare ci pensano poi
La Gen Z è tra i principali fruitori di piattaforme “Buy Now, Pay Later” (BNPL) come Scalapay o Klarna per citare le più famose e integrate, che permettono di pagare a rate quello che compri. Le vediamo in quasi tutti gli e-commerce, accanto al tasto “Compra”, che ci rassicurano tentatrici con il loro “Pagalo in 3 rate”.
Se a volte questo è un modo valido per accedere a beni (necessari) altrimenti inaccessibili, dall’altro porta ad acquisti oltre le nostre possibilità , fino al rischio di indebitarsi eccessivamente. Un segnale che questo pericolo è concreto ci arriva dalla stessa Klarna: nel 2025 i debiti non ripagati erano pari al 17%.
Non comprano, si abbonano
Ed eccola, l’altra trappola: il debito da abbonamento. Questo si crea quando piccole spese automatiche e spesso poco monitorate finiscono sommate per pesare sul bilancio già critico. Il rinnovo automatico ne riduce la percezione e favorisce un accumulo silenzioso. Fitness, servizi online, streaming, gaming, sono gli esempi più comuni, spesso frutto anche di passioni a cui difficilmente si vuole rinunciare.
A volte questi servizi hanno anche una seconda caratteristica comune: non possiedi nĂ© controlli ciò che ti offrono. L’esempio piĂą evidente è con la musica: il sistema ti offre l’illusione dell’abbondanza, di avere accesso con una piccola cifra a tutta la musica del mondo, mentre poi è un algoritmo che ti propone le (solite) tracce, e se spegni l’abbonamento, resti senza piĂą nulla in mano. C’è chi allora torna all’idea di possedere e non “affittare”, per riprendere il controllo e ridare senso ad un gesto come quello di scegliere cosa ascoltare. L’oggetto fisico garantisce un legame affettivo piĂą forte con le opere degli artisti, motivo per cui stanno vivendo una seconda giovinezza i vinili, si rivedono i CD e ora persino le mitiche musicassette.
Scommettono, troppo
Parliamo di un’ultima quanto allarmante tematica: il rapporto tra la Gen Z e il gioco d’azzardo. Quasi un ragazzo su tre (circa il 37% tra i 14 e 19 anni) scommette o gioca d’azzardo. Il 64% dei giovani giocatori predilige le piattaforme online, trasformando lo smartphone in una slot machine tascabile attiva 24 ore su 24. E si sa, il banco vince sempre (e tutti noi perdiamo con loro per le ricadute che questa situazione porta con sĂ©).

Li salverà l’educazione finanziaria?
Tutte le ricerche dicono che in quanto a competenze di educazione finanziaria i giovani italiani si attestano su livelli inferiori rispetto alla media europea, collocando l’Italia agli ultimi posti per l’esposizione all’apprendimento di nozioni economiche a scuola.
Se come abbiamo visto i mezzi tecnologici hanno abbassato la soglia di accesso agli strumenti finanziari, non ci stupiscono i dati in crescita rispetto alla generazione precedente relativi all’uso di pagamenti digitali (39% vs. 30%) e dell’home banking. Esiste anche un intero settore del fintech in forte crescita, noto come Fintech for Good (F4G) che vuole promuovere finalità ambientali e sociali e lo sviluppo della finanza sostenibile e inclusiva. Parliamo ad esempio di piattaforme e app che premiano per le buone abitudini, o quelle utili al crowdfunding e ai microcrediti, e quelle che con blockchain e pagamenti digitali eliminano intermediari e barriere (geografiche o politiche).
Anche come investitori retail, i Gen Z si sono distinti, guadagnandosi i riflettori con episodi degni di nota. Ricordate il caso GameStop del 2021 che ha visto speculatori v/s piccoli utenti coordinati su Reddit? Secondo JPMorgan molti uomini Gen Z hanno trascorso durante la pandemia del tempo sui social media osservando come altri investivano i propri soldi, e questo spiega i dati di crescita di questa coorte tra gli investitori.
L’eredità che ti svolta la vita
L’avrete sentito dire: è in arrivo il più grande passaggio generazionale di ricchezza della storia moderna: parliamo di decine di trilioni (!) di dollari a livello mondiale nei prossimi decenni. In Italia si stima che la somma che i Baby Boomers lasceranno ai loro eredi è di 6.000 miliardi nei prossimi vent’anni (Sole24ore).
Allora, che succederĂ con questa maxi mancia vista i presupposti fin qui emersi?
Ricapitoliamo: i Gen Z ora sono al verde, però sono spinti a consumare dalla società e dagli influencer, quindi fanno debiti. Se invece hanno risparmi, li investono con attenzione alla sostenibilità . La tecnologia permette loro di operare online in autonomia, e il denaro digitale si spende più facilmente. Si informano sui social su come investire, ma per il resto hanno scarse competenze di educazione finanziaria. Presto molti erediteranno grandi fortune.
Sembra la ricetta per un disastro annunciato se non provvederemo a dare loro strumenti adeguati di educazione finanziaria, adatti al loro linguaggio e al loro tempo. Per fortuna, l’urgenza è nota, e se i dati non ci segnalano grandi cambiamenti a livello di educazione scolastica, qualcosa almeno online di promettente si vede, come il mezzo milione di followers di Pillole di Economia e i 200k di Bank Station o i tanti influencer che parlano di economia e management come per esempio Chiara, Tommy, Eleonora e Alessandro.
Per chiudere così come abbiamo aperto questo articolo, vi propongo un gioco: immaginate quanto dovrebbe essere grande il nostro maialino se questi 6.000 miliardi di ricchezza in arrivo fossero in monete da 1€.
La risposta è che dovrebbe essere alto come un edificio da 60 piani, o grande circa tre volte il volume intero della Grande Piramide di Giza.

Pronti a romperlo?
Grazie dell’attenzione.


