Circa tre anni fa, ho preso una decisione che riguarda il mio lavoro.
E probabilmente, era solo l’inizio di un lungo percorso.
Ritengo di essere da sempre abituato all’idea del cambiamento visto che faccio parte dell’ultima generazione (la X) nata analogica e ho scelto di lavorare nel digitale “cavalcando” le sue rivoluzioni. Ad un certo punto però, qualcosa è cambiato, guardare al futuro mi rendeva incerto e mi creava ansia, così ho deciso di fermarmi, riflettere, prepararmi meglio. In quel momento diverse coincidenze mi hanno portato alla scoperta della poco nota disciplina del Future & Foresight, convinto che cercando segnali e trend avrei trovato la mia bussola. Era nelle mie corde, così non è stato difficile iniziare a raccogliere indizi, studiare report, condividere idee e ordinare tutto con orgoglio nel “mio database da futurista”. Risultato: un sacco di dati!
Facciamo un altro passo, solo pochi anni dopo nel 2026 mentre continuo il mio percorso di apprendimento, il futuro è diventato sempre più oggetto di discussione e interesse e di trend parlano e scrivono in molti. Forse un po’ ci avevo visto giusto? Questo mi rassicura.
Non fosse che, qualche giorno fa, mi trovo ad ascoltare “una che ne sa davvero”, Amy Webb, e quasi mi ribalto dalla sedia.
Lei dall’alto della sua competenza e del palco del SXSW Festival ad Austin, celebra il funerale del suo famoso Trend Report. La scena con tanto di video animato è divertente e fa presa sul pubblico, ma inizia ad assalirmi un dubbio: se lei decide di “uccidere” ciò che l’ha resa preziosa per le aziende più importanti del pianeta, allora io sto sbagliando tutto?
Ok, la faccenda non può essere liquidata solo come una trovata. Meglio approfondire.
The convergence era has begun.
Shape it, or be shaped by it.
Questa frase presa dal sito del Future Today Strategy Group (FTSG), ci fa capire il peso di questo cambio di prospettiva. Amy Webb, la CEO, dal palco definisce così il concetto di convergenza:
A convergence is when multiple trends, forces, uncertainties and catalysts intersect and interact to create a combined impact that is greater-and often different in kind-than the sum of their individual effects.
Il punto chiave è che le cose stanno cambiando incredibilmente in fretta, mentre i Trend Report in pdf sono già vecchi quando arrivano sulle scrivanie di chi li riceve.
Dal palco spiega: «Una tendenza ti dice cosa sta cambiando. Una convergenza ti dice cosa diventerà inevitabile». Dunque, invece di catalogare le tendenze, Webb vuole che le aziende si concentrino su ciò che accade dall’interazione o scontro di esse. Dovrebbero porsi la domanda: cosa accade quando tecnologie diverse raggiungono la maturità nello stesso momento e, agendo in sinergia, trasformano radicalmente il modo in cui lavoriamo, facciamo business, curiamo la salute, commerciamo e viviamo?
Per spiegare il concetto, prende spunto dalla meteorologia: se le tendenze sono singoli dati meteorologici, le convergenze sono i sistemi temporaleschi che si formano quando quelle forze si scontrano. Noi tutti se vediamo arrivare una tempesta, scappiamo a ripararci, ma le aziende che spesso vedono arrivare questi cambiamenti, faticano comunque ad agire. Il perché lo riassume così, a mio parere magistralmente: “Ci sono due principi guida in quasi tutte le aziende in questo momento: la paura e la FOMO.” Invece, con le convergenze non si reagisce dopo, ma ci si deve preparare prima.
Sono dieci convergenze identificate nel suo Convergence Outlook: Shock computazionale, Polycompute, Economia agentica, La nuova equazione del lavoro, Potenziamento umano, Il Panopticon aziendale, Intelligenza vivente, Biologia programmabile, Assistenza autonoma e Esternalizzazione emotiva.
Tra queste, dal palco ne presenta tre:
- Emotional outsourcing: stiamo cercando sempre più conforto, guida, compagnia nelle AI, costantemente disponibili e personalizzabili rendendo l’empatia un prodotto scalabile. C’è chi diventa amico di un chatbot, chi sposa un avatar di cui si è innamorato e chi parla con Dio tramite app. Tutto questo, con quali regole e quale trasparenza? [Temi affrontati anche da noi su Buns: emozioni e religione]
- Human Augmentation: l’integrazione di tecnologie digitali, meccaniche e biologiche per ampliare le capacitĂ fisiche, cognitive e sensoriali oltre i normali limiti dell’essere umano apre ad opportunitĂ ma pone anche interrogativi. Se giĂ possiamo avere esoscheletri portatili, occhiali smart, interfacce uomo-macchina trapiantate nel nostro cervello ed editing genetico, cosa succede quando queste tecnologie verranno normalizzate? Saranno strumenti di miglioramento o causa di ulteriori disuguaglianze? Ci saranno umani oggettivamente migliori di altri?
- Unlimited labor: l’adozione di sistemi automatici per eliminare i limiti della produzione come tempo, attenzione, fatica. Questo si ottiene dall’interazione tra sistemi di agenti, fabbriche autonome e robotica. In particolare con l’economia agentica deleghiamo potere decisionale e diamo autonomia operativa ai software, ma così anche alle aziende che li controllano. Quest’ultima convergenza, scusate, mi colpisce perché uccide la mia piccolissima residua speranza nel web come “luogo di intelligenza collettiva”. Dice Webb: «Il prossimo Internet non viene costruito per le persone. Viene costruito per le macchine».
Dunque, il concetto di convergenza nasce per sottolineare che le forze del cambiamento ora si diffondono lateralmente con la stessa rapiditĂ con cui procedono in avanti mentre le innovazioni disruptive si amplificano e destabilizzano a vicenda.
Prepariamoci a ballare nella tempesta!

Fonte: FTSG Convergence Outlook 2026
Dal Futures Cone al Futures Burrito Concept
Molto probabilmente è per questa immagine curiosa, ma pur sempre “efficace”, che mi è rimasto in mente questo dialogo (e anche la voglia di mangiare burrito) dal dicembre 2024. Per caso finisco ad ascoltare questa puntata del podcast “Follow the Rabbit” in cui i due autori Igor e Johannes dialogano con Simone Rebaudengo, creativo e designer. Ne emerge l’idea che dovremmo ampliare la nostra comprensione del presente piuttosto che limitarci a proiettare lo sguardo verso il futuro.
E dunque, anche in questo caso ci si interroga se oggi i trend e il Cono dei Futuri siano ancora in grado di rappresentare la modalità con cui guardare al futuro. Il cono si forma dalla direzione dei trend in prospettiva lineare sull’asse X del tempo, ma se questa viene fortemente accorciata e schiacciata, ad espandersi è il presente stesso, in una forma che provocatoriamente Rebaudengo definisce più un… “burrito” che un cono.
Risultato: il presente che era il punto di partenza, si allarga in una prospettiva di multiverso, con diversi presenti allo stesso tempo che viaggiano paralleli ma a velocitĂ diverse.
Pensiamo alla Cina dove dice Rebaudengo il tempo è assolutamente non lineare: «c’è qualcuno che vive come 50 anni fa, che ricicla rottami per strada e, nello stesso isolato, c’è qualcuno che vive 20 anni nel futuro perchĂ© ha 18 anni e una Mercedes rosa completamente elettrica e semi-autonoma».
Trovo il dialogo ricco di spunti originali, ma una teoria non mi tranquillizza alla luce del mio dubbio odierno. Continuo a cercare.
Da orizzontale a verticale, ci viene in aiuto la CLA
Resto convinto che la forza del Futures Cone è quella di rappresentare un concetto complesso in una dimensione lineare, orizzontale, comprensibile. Ci serve per rispondere a domande come “Dove potremmo andare?”, ma abbiamo visto che questo oggi non basta più. Il cambiamento poi non procede in linea retta, ma si biforca, spezza, ibrida, rendendo quasi impossibile tracciare la traiettoria.
A questo punto entra in gioco nella mia ricerca un’altro super big, quello che i GenZ chiamerebbero il GOAT: Sohail Inayatullah, che qui citiamo come l’ideatore della Causal Layered Analysis (CLA).
Se serve un modello che possa vedere la non-linearità e le discontinuità di sistema, questo è probabilmente la CLA. E visto che abbiamo parlato di verticalità e profondità , non sembrerà strano che l’immagine scelta per rappresentare questo framework sia l’iceberg.
Con la CLA andiamo infatti ad interrogare il presente e il passato alla ricerca del “PerchĂ© siamo qui?”, e lo facciamo con quelli che Inayatullah descrive come quattro livelli:
- Litanie: sono i fatti al livello più superficiale, i trend, le idee mainstream, i titoli dei giornali, ciò che è misurabile e visibile. Qui trovi il futuro ufficiale, quello indicato dalla maggior parte degli scenari tradizionali.
- Sistemi delle cause sociali: questi sono in grado di spiegare i fatti di cui sopra, perché rappresentano strutture economiche, politiche, sociali.
- Visioni del mondo: qui sono le ideologie, i paradigmi, i valori impliciti che ci dicono il perché abbiamo ragionato così nei livelli sopra. (E ci dicono che il Cono fallisce anche perché ognuno parte da un punto del presente sempre orientato dalla sua visione personale).
- Miti/metafore: le narrative profonde, l’inconscio culturale, gli archetipi che strutturano come una civiltĂ o un’organizzazione concepisce se stessa nel tempo. Qui abitano i cambiamenti piĂą lenti e piĂą potenti.
Visto che i diversi livelli sono tra loro connessi, vanno esplorati tutti, sia orizzontalmente per ampliarli che muovendosi verticalmente, rimettendoli ogni volta in discussione.
C’è poi una seconda parte fondamentale, in cui dovremo ribaltare i valori di fondo, ovvero i miti, per poter risalire di livello in livello, così da arrivare davvero a guardare futuri alternativi. La CLA riconosce che il futuro non è solo una proiezione del presente, ma è costruito dalle narrative che usiamo per interpretare il presente. Questo è davvero importante: significa che per cambiare futuro, spesso non basta agire sui trend che sono nella superficie (litany), ma bisogna intervenire in profondità , sul mito.
Ad esempio è difficile lottare contro la crisi climatica, anche quando i dati di temperature e fenomeni estremi la rendono evidente, perché nel profondo siamo convinti di poter dominare la natura con il progresso.
Per completezza diciamo qualche difetto la CLA ce l’ha: è complessa da spiegare e da comunicare, e per ottenere buoni risultati serve una facilitazione esperta. Difetti minimi in rapporto ai suoi insegnamenti, compreso quello che il futuro si fa insieme alle persone, con il confronto e la comprensione, non con pdf ed excel!
Cambio di prospettiva
Come scrivevo in apertura, ho ancora molta strada davanti.
Pensavo bastasse trovare i dati e questi mi avrebbero aperto i loro segreti. Non basta.
E non basta, come afferma Amy Webb, leggere i report per pensare di avere una strategia: non ci troverete lì dentro le risposte al cambiamento.
Pensare al futuro in modo strutturato, con un metodo, per poi agire e influenzarlo, non è solo questione di “dare forma”, di scegliere uno dei tanti framework, ma implica il farsi le domande giuste, voler indagare il presente con mente aperta. Non è un esercizio solitario, per questo siamo e siete qui a leggerci, no? E allora, facciamolo insieme.
Grazie dell’attenzione.





