Il ritorno a casa
Parrucca bionda, camminata sicura, rumore di tacchi, e poi la voce inconfondibile:
“good to be home”. Ed è vero: è un ritorno a casa. A quindici anni dalla messa in onda dell’ultima puntata – quella che fece piangere tutti noi – Miley torna nell’iconico salotto di Malibu, ed è completamente intatto. Uno spazio che ha un valore nella nostra immaginazione, un po’ come quello di Monica Gheller di Friends.

Anche noi, come Miley, riusciamo a riconoscere ogni cosa nei dettagli: il divano verde, il tavolino colorato con le gambe, la cucina, il frigo. Immediatamente la memoria ricostruisce scene di intere puntate, viste decine di volte. E non è solo Miley o Hannah a tornare: anche noi torniamo un po’ piccoli, un po’ a casa nostra.
Ed è esattamente l’obiettivo che Disney voleva raggiungere. Il set, in occasione dello speciale per il ventesimo anniversario, è stato ricreato ricostruendo fedelmente due dei luoghi più iconici della serie: il salotto degli Stewart, quello in cui Robbie Ray si riuniva con i suoi figli, Miley e Jackson, e il guardaroba segreto di Hannah, sogno di Lily, la migliore amica di Miley, e con lei, di ogni bambina della Gen Z.

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La memoria che si riattiva
Anche la sigla, le canzoni, i gesti di Miley mentre le interpreta e gli intermezzi musicali – i vocalizzi di Hannah che ricordiamo meglio delle tabelline – sono rimasti uguali. L’intento è sempre più chiaro: portarci a rivivere non tanto la serie, quanto, attraverso la serie, un momento preciso delle nostre vite. Il ritorno da scuola, i compiti, la cena in famiglia, l’ora di tv prima di dormire. E funziona.
Perché l’azione più naturale dopo lo speciale è il rewatch: delle stagioni, del film, delle altre serie Disney Channel. Un pomeriggio intero dentro una capsula del tempo, quella dell’infanzia, accompagnata da un universo e da personaggi che ci hanno insegnato a giocare e, in qualche modo, a crescere.
Ci riporta in un posto sicuro, in un momento in cui le ansie erano lontane. Ed ha ancora più senso se si cala lo speciale nel mega-trend regressivo, di ritorno all’infanzia, e soprattutto se si considera che chi guardava Hannah nel 2010 oggi sta entrando nella vita adulta.

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Hannah non è stata l’unica a tornare
Prima di Hannah, sono stati prodotti reboot di High School Musical e dei Maghi Waverly che però non sembrano aver riscosso grande successo e, in questo senso, la formula dello speciale sembra funzionare di più. Meno pretenziosa e forse più autentica.
Nel frattempo, i Jonas Brothers sono tornati a cantare in concerto le loro prime canzoni e quelle di Camp Rock, di cui è in produzione un sequel sotto la produzione di Demi Lovato.
Patty e Antonella torneranno in concerto insieme dopo un clamoroso annuncio sui social, seguito da una frequenza sempre più assidua su instagram e tik tok di reel che diffondono le scene della serie argentina.
Persino l’Italia non è stata immune alla febbre da ritorno 2000: su Canale Cinque rivedremo i Cesaroni. Sembra quindi che si voglia far leva su un certo sentimento nostalgico, su un ritorno al passato e spesso la serie è solo il tramite grazie a cui viene riattivato un immaginario, un’ambientazione rassicurante, di cui, probabilmente, abbiamo sempre più bisogno.
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Un universo condiviso
In questo processo di riattivazione vengono menzionati attori e personaggi di altre serie: i gemelli Sprouse, Selena Gomez – che fa il suo ingresso nel salotto degli Stewart – Taylor Swift, i Jonas Brothers, Vanessa Hudgens e Zac Efron.
Vengono svelati piccoli gossip che rendono quel mondo ancora più tangibile e reale.
Diventa subito chiaro che il Disney Channel di quegli anni non era solo una rete di serie, ma un vero e proprio universo narrativo: i personaggi si incontravano nelle puntate speciali, mentre gli attori formavano un sistema anche nella vita reale.

È questa l’immagine che Disney vuole restituirci.
Quando Selena Gomez – che nella serie interpretava una rivale musicale di Hannah – entra in scena e dice: “you created culture, babe”, la frase può sembrare altisonante, ma racchiude una verità. Hannah Montana, abbastanza speciale da essere aspirazionale e farci credere che tutti potessimo avere il meglio dei due mondi, ma anche abbastanza normale da affrontare problemi scolastici e familiari comuni, è stata probabilmente più di ogni altro personaggio Disney Channel il simbolo di una generazione.
Oggi, forse, non esiste un equivalente di Disney Channel.
Il canale televisivo a differenza dello streaming permetteva di pensare che fosse sempre lì, pronto a trasmettere i nostri personaggi a qualsiasi ora. Una presenza.

Netflix è sicuramente un love brand che si tende a considerare parte della propria casa, ma c’è comunque una differenza. Non c’è un world building dietro che connette ogni serie, ogni attore ad un unico universo narrativo, un immaginario solido, esistente e sempre presente come è stato Disney channel nel 2000.

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Miley confessa il motivo per cui ha tanto amato Hannah: la serie le ha permesso di entrare nelle case di tutti, a differenza dei concerti, che sono eventi esclusivi. Ed è proprio per questo che noi la associamo a casa nostra, al pari di un peluche o di una luce sul comodino.
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Il meglio dei due mondi
Quello che allora sembrava impossibile – essere due persone contemporaneamente, mantenendo il meglio dei due mondi – oggi è diventato, in qualche modo, normale. Con i social facciamo qualcosa di molto simile: sui nostri profili impersoniamo versioni di noi stessi, riuscendo però a preservare una dimensione privata.
Non serve più una parrucca. Basta uno smartphone per mostrare solo ciò che vogliamo, costruendo un’immagine precisa.

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La scalata
E poi, il finale.
Hannah ricanta The Climb. Non solo una canzone tratta da un film, ma un vero e proprio inno generazionale che oggi parla ancora di più a chi allora era bambino e oggi sta affrontando la propria scalata. Miley ci ricorda di perseverare, di essere resilienti – e lo fa proprio adesso, perché è adesso che ne abbiamo bisogno. I bimbi di allora, quelli che facevano i compiti e poi guardavano Disney Channel, oggi sono adulti, probabilmente alle prese con problemi di cui allora non vedevano nemmeno l’ombra.

Miley, però, ci riporta alla frase del film Hannah Montana The movie: la vita è una scalata, sì, ma il panorama è bellissimo. E noi, bambini di ieri, adulti di oggi, in tempi come questi, dobbiamo ricordarlo.
Subito dopo, Miley si esibisce in un momento completamente diverso: una lettera alla sé bambina. Una canzone nuova, vulnerabile, che racconta la sua infanzia sul set e tutto ciò che ha contribuito a renderla un’icona. Perché dietro la parrucca c’era pur sempre una ragazzina.
È un momento di guarigione e perdono, per un personaggio discusso e che ha affrontato fasi così diverse come Miley Cyrus. Ma è anche qualcosa di più: l’intero speciale funziona come una lettera ai piccoli noi, ricordandoci quanta strada abbiamo fatto dal 24 marzo 2006. Come nel 2011, Miley chiude la porta di casa sua e la saluta, e ci saluta, ancora una volta.

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